Bolognese

Il Bolognese è una razza di origine molto antica. Nel 500 a.C. nel bacino del Mediterraneo, soprattutto grazie del commercio marittimo su navi greche e fenicie, erano diffusi piccoli cani bianchi, definiti da Aristotele “melitensi”.

Al tempo dei Romani venivano molto apprezzati delle matrone come mostrano molte immagini su vasi, terrecotte e documenti scritti di Cicerone, Plinio il Vecchio e di Strabone.

A causa delle fonti rare e contraddittorie la popolarità di questa razza dal XI secolo in poi non è chiara. Si diffuse in Italia (non necessariamente da Bologna, un’altra possibile città di origine è Boulogne in Francia) e, intorno al 1200, fu adottata dalle corti italiane ed europee, che ne decretarono il successo.

Era una razza molto amata dalla nobiltà: la famiglia Gonzaga, la marchesa di Pompadour (la favorita di re Luigi XV) e Caterina di Russia ne possedevano degli esemplari. Cosimo III de’ Medici donò 8 di questi cani ai potenti di Bruxelles, Umberto di Savoia ne fece dono alla futura regina Maria Josè e il duca d’Este a Filippo II, che dichiarò “il Bolognese è quanto di più regale potesse offrirsi in dono a un imperatore”.

Verso la fine del Seicento alcuni esemplari vennero portati alla corte del Re Sole e, nel 1700, giunsero in Russia dove furono, e sono ancora oggi, allevati con grande devozione. Nel campo dell’arte, si conoscono varie rappresentazioni pittoriche del Rinascimento accanto a nobildonne e dame di Bologna e Ferrara, tra cui un’opera di Pieter Brueguel esposta al Museo Nazionale di Napoli e in quadri di Tiziano, Goya, Watteau, Durer e Abraham Bosse. Il poeta burlesco, antiaccademico e antipreziosista francese Paul Scarron scrisse un romanzo dedicato al Bolognese della sorella.

Dopo la seconda guerra mondiale questo piccolo cane rischiò di scomparire in quanto, come simbolo della monarchia, veniva considerato con diffidenza; solo a metà del Novecento la razza è stata recuperata da alcuni allevatori italiani.

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