I veri amici dell'uomo ...

L'educazione del gatto: regole di vita - 2° parte

Scritto da G. • Venerdì, 9 marzo 2012 • Commenti 0 • Categoria: Cure del cane

Quando si verifica anche solo uno degli episodi citati precedentemente controllate che la lettiera sia stata rinnovata e sia ben pulita; sarà forse necessario approntare due cassettine, nel caso abbiate più gatti o il vostro micio sia particolarmente schizzinoso. Esaminate poi con attenzione l’animale per essere sicuri che non si sia ammalato. In ogni caso agite prontamente e non lasciate passare troppo tempo perché il gatto potrebbe perdere velocemente l’abitudine della cassettina. Se ciò accadesse provate a rinchiuderlo per un paio di giorni in bagno assieme alla sua cassettina: imparerà di nuovo a farne uso, non avendo alternative. Abituate il gatto a riconoscere il nome che gli avete dato.

Chiamatelo soprattutto al momento dei pasti o quando volete coccolarlo: il micio finirà per associare il suono a esperienze piacevoli e risponderà docilmente. Quando inizia a capire il significato del richiamo anche in altri momenti della giornata, premiatelo con un bocconcino speciale. Dissuadetelo subito dall’uso di tendaggi e suppellettili vari per affilare le unghie. Se impara non smette più e non riuscirà mai a capire perché non gradite questo suo comportamento (per lui è assolutamente normale, come lisciarsi il pelo o mangiare).

Mettetegli a “portata di zampe” un grattatolo, mostrandogli cosa deve fare: portatelo vicino e fategli grattare la superficie. All’inizio lo prenderà per un gioco divertente e, se riuscirete a essere sufficientemente costanti e ripetitivi, finirà per abituarsi presto all’oggetto e lo userà abitualmente.


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L'educazione del gatto: regole di vita - 1° parte

Scritto da G. • Lunedì, 5 marzo 2012 • Commenti 0 • Categoria: Cure del cane

Innanzitutto è consigliabile abituare il gattino a usare la propria cassettina per depositare gli escrementi. Osservate il micio prima e dopo i pasti e al risveglio: se vi accorgete che sta per urinare o defecare, provvedete subito e ogni volta ad avvicinargli l’apposita cassetta, in questo modo dovrebbe imparare in tempi brevi a farvi ricorso in queste circostanze. Di solito è comunque la madre che insegna al gattino, fin dalle prime settimane di vita, a utilizzare la lettiera igienica.

Può succedere che un gatto già abituato a sporcare nella sua cassettina all’improvviso prenda l’abitudine di sporcare in giro per casa o nei vasi delle piante.

Questo può essere dovuto a vari motivi:

- avete cambiato il tipo di lettiera cui il gatto era stato abituato fino a quel momento; - avete cambiato il posto in cui avevate fino a quel momento sistemato la lettiera; - la cassettina igienica è stata piazzata in un luogo esposto a correnti d’aria; - la cassettina è troppo vicina alla zona in cui gli servite la sua pappa; - la lettiera non viene pulita abbastanza assiduamente;


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L'educazione del gatto: bugie e dispetti 2° parte

Scritto da G. • Giovedì, 1 marzo 2012 • Commenti 0 • Categoria: Cure del cane

Il manifestare la propria infelicità o insoddisfazione può andare dal semplice “tenere il muso” al calo di entusiasmo nel suo rapporto con voi, a vere e proprie reazioni di ripicca. Dal punto di vista felino, però, quello che a noi può sembrare un dispetto può anche solo essere una reazione alla noia o all’ansia, magari dopo una vostra prolungata e immotivata assenza (secondo il gatto). E’ una semplice reazione di sfogo dell’ansia provata per essere stato privato del benessere e della sicurezza che la vostra presenza costante invece gli comunica.

Potrà anche succedervi di sgridare il vostro gatto per qualcosa e accorgervi che lui assume un atteggiamento apparentemente altezzoso, girandovi la schiena e non degnandovi di uno sguardo, rifiutandosi anche di rispondere al vostro più suadente richiamo. In realtà con questo atteggiamento, che si definisce di esclusione, il gatto vuole dignitosamente evidenziare il suo stato di inferiorità senza per questo apparire sottomesso: se si voltasse e vi guardasse in faccia potrebbe essere interpretato come una pericolosa sfida verso di voi così giganteschi e potenti, e se rispondesse al richiamo rischierebbe di mettere in pericolo la sua incolumità, visto che lo state guardando fisso con questi occhi così minacciosi; infine, lo scappare a nascondersi da qualche parte rappresenterebbe una resa troppo umiliante.


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L'educazione del gatto: bugie e dispetti 1° parte

Scritto da G. • Domenica, 26 febbraio 2012 • Commenti 0 • Categoria: Cure del cane

Bugie e dispetti.

E’ molto difficile cogliere un gatto con le zampe nel sacco, in flagranza di reato. I gatti sono bravissimi a non farsi vedere quando compiono le loro malefatte, anche se accorrete tempestivamente. Per esempio mentre siete in cucina sentite cadere un piatto dalla tavola imbandita in tinello; accorrete e scoprite il pollo arrosto sparso sul tappeto e il vostro gatto, ben distante!, compostamente seduto con gli occhi semichiusi, che magari si lecca con noncuranza una zampina con un’espressione stupita e candida.

In effetti i gatti sanno mentire benissimo e hanno una grande faccia tosta; ma il concetto di “bugia” è difficile da applicare alla mentalità felina: un gatto non mente cerca semplicemente di affrontare con dignità una situazione imbarazzante e di farsi gli affari suoi con il massimo dei benefici e il minimo del danno. Un gatto cioè non mente per disonestà ma solo per non perdere i benefici acquisiti, cercando al contempo di approfittare di ogni situazione per aumentare il suo grado di benessere.

Un’altra evidente caratteristica dei gatti domestici è la propensione al risentimento. Non sono permalosi, ma sanno manifestare assai bene il loro malcontento dovuto al fatto che li abbiamo privati di una delle necessità considerate importanti per la loro sicurezza e il loro comfort.


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L'educazione di un gatto: le regole di base

Scritto da G. • Mercoledì, 22 febbraio 2012 • Commenti 0 • Categoria: Cure del cane

Prima regola. A un gatto fanno più effetto le ricompense che le punizioni.

Seconda regola. Non confondetelo. Cercate di usare termini brevi e precisi e ripetete sempre quelle stesse parole senza mai cambiarle. Quando lo sgridate siate assolutamente seri e determinati ed esigete dai componenti della famiglia la stessa fermezza e serietà.

Terza regola: cercate di non eccedere. Se reprimete in maniera troppo severa certi comportamenti del vostro micio il rapporto con lui si può deteriorare rapidamente.

Quarta regola. Siate tempestivi; a un gatto intelligente di solito afferra prontamente ciò che volete comunicargli, ma dovrete essere assolutamente tempestivi. E’ inutile sgridarlo se ha rovinato le tende del soggiorno mentre sta mangiando la sua pappa o sta schiacciando un pisolino sul davanzale; lui si è già belle che dimenticato delle tende e non capirà mai perché prima lo chiamate per mangiare e poi gli dite di non farlo. Può andare bene il “no”, da evitare le pene corporali. Ancora meglio sono i deterrenti indiretti: un rumore molto forte o una spruzzatina d’acqua al momento giusto fanno su di lui più effetto che un rimprovero secco e deciso o una pacca. Il gatto infatti, identificherà il fastidio che prova con l’azione che stava compiendo e, se sarete costanti nel riproporglielo ogni volta, imparerà a non ripetere più quello che stava facendo. Cercate però di non esagerare, se questi “disturbi” dovessero essere eccessivamente ripetuti il gatto potrebbe attribuirli a un nemico nascosto che lo minaccia continuamente e potrebbe diventare guardingo e nervoso.

Tenete poi presente che per il gatto il cibo è un incentivo importantissimo e si sentirà altamente motivato a comportarsi in un determinato modo se l’obiettivo da raggiungere è un boccone ghiotto. Non pensate mai che il gattol (al pari qualsiasi altro animale) impari i concetti di “bene” e “male” così come li consideriamo da un punto di vista umano. Dal loro punto di vista esistono cose “accettabili” e cose “non accettabili”. I gatti difficilmente provano rimorso per qualcosa che hanno fatto, ma considerano gli avvenimenti usando come unità di misura il proprio grado di benessere e di sicurezza. Faranno qualcosa solo se si convinceranno che possono trarne un effetto benefico e, viceversa, smetteranno di comportarsi in un determinato modo solo se si convinceranno che il risultato per loro è controproducente.


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L'educazione di un gatto

Scritto da G. • Sabato, 18 febbraio 2012 • Commenti 0 • Categoria: Cure del cane

Un allievo individualista. Contrariamente a quanto si pensa, anche i gatti possono essere educati ma, da parte del proprietario occorre tempo e pazienza. Molti pensano che i gatti siano meno ricettivi dei cani nell’addestramento o che, addirittura, sia impossibile cercare di educarli. Niente di più falso. Certamente per il vostro gatto non potrete usare lo stesso metodo usato per il cane: quest’ultimo impara determinati comando soltanto per compiacervi, in quanto vi considera il capo branco; il gatto ha invece delle motivazioni del tutto personali, forse leggermente più egoistiche, proprio perché la sua natura è diversa da quella del cane.

Se un micio decide di comportarsi come volete voi è solo perché ha capito che anche lui può trarne dei benefici. Non biasimatelo per questo: in fondo lui pensa al suo benessere esattamente come voi pensate al vostro.

Deterrenti e incentivi. Per abituare il gatto a sviluppare determinate abitudini e comportamenti, dovrete usare pazienza, perseveranza e soprattutto ripetitività, facendo affidamento sulla tendenza del micio ad assumere


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